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Domenica 13 Settembre 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

Il professore

di Marco Celati - Domenica 13 Settembre 2026 ore 08:00

Lo incontravo alla Polveriera, quando la Polveriera era ancora una bettola semi anarchica, senza soverchianti ambizioni enogastronomiche da nouvelle cuisine. Una trattoria popolare e populista -più “poveriera” che polveriera- dove si mangiava e soprattutto si beveva e di rado acqua. Era stato un valente professore di lettere. Ora, con le sue giacche intramontabili e le sue cravatte sgualcite che avranno conosciuto tempi migliori e chissà se miglior fortuna, ogni giorno veniva alla Polveriera a smaltire la pensione, il magone e la sbornia. Era un uomo solo, colto e di ruvida simpatia. Mi aveva preso in amicizia, chissà perché: ero piuttosto parco di bevute e di parole. Forse proprio per questo: potevo essere un promettente allievo. Al contrario lui, davanti a un bicchiere di rosso, magari più di uno, dava il meglio di sé e c’era da imparare.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare”, declamava a memoria il celebre passo del Cantico delle Creature che, diceva, è uno dei primi esempi di come la lingua volgare diventa bellissima. Brindo a Francesco, levava il bicchiere e io facevo altrettanto per dargli corda. E sai perché “sora” morte? “Sora”, spiegava, in linea con le altre relazioni parentali del Cantico, viene generalmente interpretato come “sorella”, ma potrebbe anche essere “signora”: la sora Bice, la sora Lella, la sora Assunta -quella di dagli di tacco, dagli di punta- e la “nostra sora Morte”. Appunto. Anche perché, se fosse “sorella morte”, i napoletani della scuola del Basile, ma soprattutto di Scarpetta, sarebbero stati tentati di esorcizzare, rispondendo: “a soreta”, la tu’ sorella, facendo gesti apotropaici. E qui il professore -che si professava Valderopiteco verace- scherzava, dal campano al toscano e se la rideva, ma non si capiva mai il confine tra il serio e il faceto. Il vino lo fa, fa di questi scherzi e lui ne approfittava. Di bere e di scherzare

Dopo una pausa e un sorso, riprese. Comunque, alla fine, il nostro San Francesco, che il più bel Santo gliè, e gliè, e gliè, e gliè, come cantano in processione a Terricciola per San Donato, ha ragione. E giù, brindisi! Come il vino deve essere schietto è meglio riferirsi schiettamente alla “morte” che annacquare il concetto, usando un surrogato. I giri di parole per eufemizzare la circostanza sono peggiori della parola nuda. Non a caso scrive Eco, “nomina nuda tenemus”. Ad esempio si usa dire: è mancata la mamma. Cioè? Ha avuto un mancamento? C’erano tutti all’appello e mancava solo lei? Addirittura a volte si fa ricorso a un pietoso ossimoro implicito: è venuta a mancare. È venuta? O è mancata? È venuta per mancare? Allora cos’è venuta a fare? Anch’io, amico mio, uso spesso “è scomparsa”. Ma perché, che è successo? È sparita? Si è resa irreperibile? È stata rapita? Indagano “Chi l’ha visto” e la Questura. No, pur senza prenderci troppa confidenza epicurea, meglio dire “è morta”. Grave, solenne e semplice. Se poi, come suggerisce Francesco, si trattasse solo di morte corporale e non spirituale, meglio ancora. Siamo tutti più contenti, peccatori mortali a parte. Parola del Signore e di orfano di madre. Se per quello anche di padre, amen. E s’intristiva.

Un giorno, eravamo in fascia apericena e un “Bianco Oro”, l’aperitivo reclamizzato come "l’unico al mondo, che fa bene e crea dipendenza",e tuttavia leggero, me lo concedevo anch’io. Il professore invece prendeva spritz più forti, il “Nordio” o lo “Stordente”, che, diceva, gli davano un’euforia carducciana. Del Carducci giovane, precisava. Professore, ma lei è credente? Gli chiesi. Certamente, rispose, anche se l’esistenza delle zanzare non depone a favore di quella di Dio. Almeno non di un Dio creatore. E, ridendo, si colpì con la mano il braccio nel tentativo vano di schiacciare l’insetto ematofago, anche lui del resto intento al suo drink alcolico.

Un’altra volta, sempre alla Polveriera, che gli avevo chiesto se avesse una qualche compagnia, glissò avvilito e mi confessò che il sogno segreto di un uomo è quello di avere accanto una “puttana santa”. Quando me lo disse, gli feci notare che era maschilista, offensivo e politicamente scorretto. Chi se ne frega, rispose, Pepe Carvalho, il detective, non era innamorato di Charo? Una puttana più selettiva che seletta”. Citò. Poi rincarando il suo tasso di misoginia, alto più di quello alcolico, aggiunse: sai che c’è di peggio di tre ragazze che schiamazzano al tavolo accanto al tuo in un ristorante? Tacevo per carità di patria. Quattro ragazze allo stesso tavolo, disse. Che erano quelle che, accanto a noi, parlavano a voce alta, mangiando. Bisognerebbe seguire la regola dei Benedettini e del Commissario Montalbano: silenzio assoluto a tavola, durante i pasti. È anche educazione, sentenziò. Ma le ragazze ovviamente proseguirono inconsapevoli e indifferenti la loro rumorosa conversazione conviviale. A volte del mondo bisogna farsene una ragione.

Una volta mi raccontò che era stato scoperto un pianeta a 48 anni luce dalla Terra, roccioso, in orbita nella zona potenzialmente abitabile della sua stella, una nana rossa: rossa nana, tutta tana, gridò, in alto i cuori e i calici! Ci pensi? Ha un’atmosfera contenente elio, quello dei palloncini, e forse protossido di azoto, un gas esilarante. Se lassù ci fosse davvero una forma di vita gli abitanti di quel pianeta nascerebbero contenti e morirebbero da ridere. Sarebbero cornuti e felici. Non sarebbero migliori di noi, ma almeno si ammazzerebbero dalle risate e, grazie all’elio, con la voce di Paperino.

Non so quanto ci fosse di vero o inventato in ciò che diceva, mescolava, divertito e triste, ogni cosa. Farneticava, ma non ho mai pensato al mio maestro come un ubriacone. In fondo era più sobrio di quello che appariva, un professore bevitore. Di bevitori ce ne sono anche santi e a me piaceva ascoltarlo, interrogarlo sulle ragioni di tante cose. Ascoltare il suo linguaggio forbito. Delle cose non ho più memoria, diceva. Ho insegnato a tanti e non ho imparato niente. Le risposte che riceviamo, amico mio, raramente sono quelle che cerchiamo. Specie se le cerchiamo male.

Buona domenica e buona fortuna.

Marco Celati

Pontedera, 13 Settembre 2026

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P.S. Pepe Carvalho e Charo sono protagonisti dei romanzi di Manuel Vázquez Montalbán. Il Commissario Montalbano, si sa, è il personaggio di Camilleri e ormai delle estenuanti, riproposte serie televisive. Il Bianco Oro” e lo Stordente” sono aperitivi, rispettivamente del Bar Luciano e del Bar Moderno di Pontremoli. Il Nordio” non ho idea, forse sarà uno spritz di provenienza nordica, che da quelle parti sì che son forti bevitori! Ad essere proprio sincero -in vino veritas- la frase finale relativa alle risposte ricevute e cercate l’ho riadattata da una battuta sentita in un film della serie Enola Holmes, la brillante sorella del più famoso Sherlock. Era perfetta per il mio professore e il suo petulante allievo. San Donato è il patrono di Terricciola. La Polveriera, come i concittadini sanno, esiste davvero: è un bel ristorante di Pontedera. E, altrettanto davvero, è stata una bettola anarchica, molto tempo fa.

Marco Celati

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