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Cronaca lunedì 14 novembre 2016 ore 15:25

Due gli aretini coinvolti nell'inchiesta Sweep web

L'operazione stronca un traffico di materiale pedopornografico favorito dall'uso di internet attraverso programmi di file sharing



AREZZO — E' un 41enne disoccupato, già noto alle forze dell'ordine per reati simili, l'aretino arrestato nell'ambito dell'operazione "Sweep web", che ha consentito di far scattare le manette ai polsi di 5 italiani per possesso di materiale pedopornografico.  

L'inchiesta della procura fiorentina ha permesso di accertare che sono 10 mila i video scaricati da 44 soggetti italiani, e altri 120 europei, statunitensi e dell'America Latina, ritraenti soggetti minori anche sotto i 10 anni.

L'aretino, ora ai domiciliari, è stato sorpreso nella sua abitazione dove aveva adibito un stanza all'attività criminale. Nel suo computer sono stati rinvenuti video, scaricati soprattutto di notte, dove ci sono scene di sesso di adulti con bambini, anche di cinque anni, sembra girati all'estero. 

Ma è aretino anche uno degli indagati. Si tratta di un libero professionista.

Con lui, in Toscana sono indagati anche un bagnino di Massa Carrara e un operaio di Certaldo (Firenze).

Le sequenze contenute nei file saranno caricate sul database dell'Interpol denominato International Child Sexual Exploitation, nel tentativo di arrivare all'identificazione dei minori abusati e di acquisire elementi su possibili 120 soggetti stranieri individuati e sui responsabili degli abusi.

"E'' un crimine odioso e obbrobrioso" ha detto il procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo, per il quale la polizia delle comunicazioni "dovrebbe essere potenziata: ormai gran parte dei reati avviene sul web". Gli agenti, coordinati dal pm Andrea Cusani e dalla dirigente della polposta della Toscana Elena Pompò, per entrare nel giro hanno finto di essere interessati a immagini e video, e per sei mesi hanno tracciato e indagato tutti coloro che scaricavano materiale pedopornografico con normali programmi di file sharing, anche se per accedere alla sezione più nascosta del web occorrevano particolari password. 



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