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giovedì 15 novembre 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Pensieri di Ferragosto

di Libero Venturi - mercoledì 15 agosto 2018 ore 07:00

Non esiste nel mio immaginario privato un pensiero particolare di Ferragosto, se non la memoria di qualche vacanza e della canzone di Gianni Morandi, “notte di Ferragosto, calda la spiaggia e caldo il mare, freddo questo mio cuor senza te...”. Inutile poi pensare alle stelle cadenti, da San Lorenzo in giù, perché cadono solo i desideri e, in genere, ci aspetta la “burrasca di Ferragosto”. E meglio non pensare ai gavettoni ferragostani o altre stronzate simili. La mia prima arbitraria riflessione di Ferragosto va allora alla zanzara. Sarà perché ieri notte uno o più di quei maledetti animaletti, alcuni dei quali sfoggianti addirittura livree da tigre e non esistendo per loro un domatore, mi ha riempito di pinzi. Tra l’altro le ultime della serie si sono silenziate e non emettono più alcun suono premonitore prima dell’attacco, vigliacche! Si è già detto che sono solo le femmine a pinzare, ma non voglio insistere con la misoginia, anche il maschio comunque darà il suo apporto, se non altro per la riproduzione della specie. Ecco e se si modificassero geneticamente fino a farle diventare tutti maschi non pungenti? Sarebbe proprio scorretto? Poco entusiasmante per i maschi di zanzara, lo ammetto, ma alla fine se la vedrebbero un po’ fra loro. Almeno noi, omofobici non siamo. Insomma la zanzara a che serve nel creato? Quando è che Nostro Signore compì questo capolavoro? Immagino il quinto giorno, quando creò gli animali che popolano il cielo, a cui gli insetti volanti sono assimilabili e utili proprio al nutrimento degli uccelli. Ecco non poteva, con rispetto, starci più attento? Che so, restringere la dieta alimentare dei volatili, non predatori, a piccoli vermi, ad erbetta del campo? La specializzazione e un corretto regime alimentare sono tutto al giorno d’oggi. E, anche stando alle teorie evoluzioniste, si sono estinti i dinosauri, creature che sono sempre piaciute ai bambini, nonché al cinema di Spielberg e suoi emuli, perché non le zanzare? Oggi si sarebbero trovare tracce preistoriche dell’estinto animaletto nell’ambra e si sarebbe supposto che nel Cretaceo un bell’asteroide a base di piretro fosse caduto sulla Terra, distruggendo il fastidioso insetto e concludendo che non tutto il male viene per nuocere, nemmeno nell’Universo. A nessun regista, nemmeno americano, sarebbe venuto in mente di riportarle in vita, riproducendone il DNA. Se poi le zanzare ci devono pinzare per forza perché tutto è finalizzato al ciclo riproduttivo della loro specie, necessaria all’alimentazione degli uccelli, mi iscrivo alla LIPU per la protezione e la ripopolazione dell’aviofauna e mi offro volontario per l’imboccamento dei volatili. Così che le zanzare possano pensare ad altro che non alla loro missione suicida e a romperci i coglioni.

A proposito di rompere i coglioni, ritorno sull’episodio della capotreno che ha invitato cortesemente, via interfono, “gli zingari” saliti sul treno a scendere, dicendo loro “avete rotto i coglioni”. Come si sa un signore che peraltro si chiama “Ariano”, a contraddire per fortuna e per civismo il detto “nomina sunt consequentia rerum”, si è giustamente indignato denunciando questo episodio di intolleranza razzista alle autorità competenti. Naturalmente sui social i militanti della Lega di Salvini lo hanno additato a pubblico ludibrio. Macché razzismo! Gli italiani non sono razzisti, solo “goliardi”. Altri hanno detto a Raffaele Ariano che l’unico treno su cui lui merita di salire, con biglietto di sola andata, è uno di quelli a vagoni piombati per i campi di sterminio in Polonia. Non sono fascisti, solo “goliardi”. E Salvini, dal canto suo, ha detto ciò che Nostro Signore disse di Caino: nessuno tocchi la capotreno! È una patriota e una lavoratrice, solo piuttosto esasperata. Ora nessuno chiede il licenziamento di una persona che lavora e si possono anche capire tante cose, ma se la capotreno avesse detto all’interfono che i signori saliti sul treno erano vivamente pregati di pagare il biglietto oppure di scendere, sarebbe stato parecchio meglio. Invito per invito... Salvini è il Ministro degli Interni, ma non dei Trasporti che è Toninelli del Movimento 5 Stelle, che è tutto un altro paio di maniche! Non è nemmeno il Ministro della Difesa, ma chiede il ripristino della Leva obbligatoria per i giovani a cui le famiglie non avrebbero impartito senso civico e disciplina: un suggestivo ritorno al futuro! Frattanto il Ministro della Famiglia (cristiana?), Lorenzo Fontana, leghista, già provvido elargitore di “tolleranti” dichiarazioni su aborto e famiglie arcobaleno, ha proposto l’abolizione della Legge Mancino, contro le manifestazioni razziste e fasciste, perché la legge stessa costituirebbe, a suo dire, un incentivo, una tentazione per la presunta esistenza di una questione razziale nel nostro Paese. Cioè, c’è chi denuncia il razzismo soltanto perché c’è una legge, peraltro largamente inapplicata, che, colpendo antidemocraticamente i reati apologetici, lo consente. Abolita la legge, risolto il problema. Un genio! Gli italiani non sono razzisti, certamente non tutti. Gli altri sono populisti. E i populisti non sono razzisti, certamente non tutti. Anzi, molti populisti sono di sinistra. Però non mi pare si indignino come dovrebbero per le manifestazioni di razzismo più o meno goliardico che si verificano in Italia e non solo. Che poi la goliardia, se si escludono gli studenti pisani di Curtatone e Montanara, diciamo la verità era già una discreta cazzata di suo. E scusate la parolaccia.

A proposito di parolacce e di ferrovie. L’episodio menzionato, fatte le dovute distinzioni e senza goliardicamente minimizzare, mi ricorda un altro uso improprio dell’interfono, capitato diversi anni fa a Pisa che la fama tramanda. Alla stazione lo speaker annunciò: è in partenza sul binario, treno diretto da, per, delle ore e poi, dimenticando l’altoparlante acceso, aggiunse “chi lo piglia lo piglia e chi ‘un lo piglia l’ha ‘n culo!”. Naturalmente ciò suscitò ilarità e scandalo e chissà se il lavoratore fu rimosso dall’incarico. Ma, in fondo, cosa c’era di sbagliato in quell’annuncio? Ti ho detto quando e dove arriva il treno? E allora se lo pigli lo pigli e, se non lo pigli, quando lo pigli? E sopratutto dove lo pigli? Dice, ma è turpiloquio. Che c’entra, ma quello è come dire: benvenuti in Toscana! Buon Ferragosto e buona fortuna.

Libero Venturi

Pontedera, 15 Agosto 2018

Libero Venturi

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