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Attualità sabato 28 novembre 2020 ore 14:24

Ex Bernini, arrivano i pompieri e parte l’esposto

Gli scheletri dei palazzi in costruzione, ora abbandonati

Il consigliere Grandis ha informato la Procura della situazione che si è determinata all’interno del grande cantiere abbandonato oltre otto anni fa



REGGELLO — “Ringrazio il comando provinciale dei Vigili del fuoco per il celere intervento. Stamani è stato effettuato il sopralluogo del cantiere”. Roberto Grandis, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Reggello, ha alzato nuovamente l’asticella nella battaglia avviata per la messa in sicurezza del grande cantiere aperto nel 2008 sul colle di Matassino, e poi chiuso e abbandonato nel 2010 per il fallimento dell’impresa.

Dopo aver registrato con soddisfazione l’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco - il cui comando provinciale era stato avvisato della situazione nei giorni scorsi - il consigliere Grandis ha reso noto di aver inviato nel contempo anche un esposto circostanziato alla Procura della Repubblica di Firenze alla Prefettura competente.

“Il sottoscritto Roberto Grandis – è scritto nella comunicazione alle autorità - in qualità di Consigliere del Comune di Reggello, segnala una situazione di pericolosità riguardante la zona del cantiere dell’ex mobilificio Resco, ubicato nel Comune di Reggello nella frazione di Matassino tra Via Buozzi e Via papa Giovanni XXIII. Tale cantiere, che versa in totale abbandono da oltre 8 anni, si presenta come un’area con all’interno una serie di costruzioni nate per essere destinate a civile abitazione, ma attualmente sono fatiscenti, circondate da una vegetazione selvaggia, con recinzione quasi inesistente e pericolante. La palizzata residuale, prospiciente la strada, è anch’essa vacillante e pericolosa”.

Nell’esposto presentato alla Procura il consigliere comunale di Reggello riassume per sommi capi la vicenda “Il cantiere aperto nel 2008 da una ditta di Prato, nell’agosto del 2010 è stato chiuso per fallimento. Gli appartamenti e l’intera area sono stati abbandonati e da allora incuria e degrado hanno avuto il sopravvento, tanto da rappresentare un pericolo per la pubblica incolumità, poiché è una zona raggiungibile da chiunque”. E successivamente elenca le tante inosservanze normative che, a suo dire, hanno accompagnato lo svolgersi dei fatti “un vero e proprio cahier de doléance: non ci sono più le protezioni negli ingressi, manca ogni sorta di delimitazione e cartellonistica, nelle abitazioni abbandonate si trova di tutto, sporcizia e rifiuti di ogni sorta di materiale, la vegetazione è cresciuta in modo esponenziale invadendo anche parte delle strade circostanti. Al piano terra e nei sotterranei si sono formate delle piscine naturali. Tali luoghi accolgono una fauna non compatibile con la vicinanza di civili abitazioni, creando anche un potenziale problema di natura sanitaria. A niente sono servite interrogazioni e comunicati stampa di consiglieri che si sono succeduti nei vari mandati politici”.

“L’ultimo caso a cui ho potuto assistere e documentare in prima persona- Scrive Grandis – risale al 22 novembre 2020 alle ore 1.,00 e riguarda la presenza di due o tre persone sul tetto del fabbricato”.



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