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Attualità venerdì 11 giugno 2021 ore 17:01

Politica, donne e qualche gag, Reggello “Anni 70”

Una scena del film in anteprima "Commedia Anni 70"

L’anteprima del film proiettato ieri sera all’Excelsior. Ritratto di un’epoca apparentemente leggera, ma che ha segnato la storia del Valdarno



REGGELLO — Né migliore, né peggiore di oggi. Certamente più ruspante, se non proprio più genuina. È questo il panorama della politica reggellese anni Settanta, che fa da sfondo al film diretto da Patrizio Bonciani. Pellicola che ieri sera è stata proiettata in anteprima all’Excelsior, dopo anni di gestazione dovuta all’epidemia.

Il film, prodotto da Alba Cine Crp, non si addentra nelle logiche partitiche dell’epoca, quando a Reggello il gioco delle alleanze tra Pci, Psi e Dc, appariva a tratti come un vero frullatore di uomini e sigle, epigono del laboratorio politico scaturito, proprio a Reggello nel 1956, quando Gino Nenci avviò con un anticipo di 6 anni il dialogo istituzionale tra il Partito Socialista Italiano e la Democrazia Cristiana, molto lontano dal primo governo di centrosinistra che sarebbe stato guidato da Aldo Moro nel 1963.

Da allora in poi Reggello ha vissuto una storia politica fatta di inattesi capovolgimenti di alleanze, di cui “Commedia Anni 70” mostra solo una parte, soprattutto nella scena iniziale, quando Ennio Sottili (per molti anni assessore pci) va a trovare nei campi il socialista Sauro Marsili per convincerlo a fare il sindaco. Cose che erano possibili quando i primi cittadini non erano eletti direttamente dal popolo, bensì venivano scelti dalle maggioranze (più o meno variabili) in Consiglio Comunale.

E se la politica nazionale vivrà poi relazioni più o meno fortunate tra il “Patto della crostata” ((D’Alema, Marini, Berlusconi e Fini) e il patto del Nazareno (Renzi – Berlusconi), il Comune di Reggello visse il suo momento centrale nel cosiddetto “Patto di Montemignaio”, che spianò a Marsili la strada per raggiungere la poltrona di sindaco, sorretto da una giunta di sinistra.

E il film “Commedia”, scritto e diretto da Bonciani, prende spunto proprio dalla singolare esperienza da primo cittadino di Marsili (scarpe grosse e cervello fino) per dipingere un affresco, a volte ironico e a volte goliardico, di quelli che poi sarebbero stati descritti come i “favolosi anni Settanta”, quando l’inflazione galoppante spingeva a spendere (e a investire) le Lire, prima che questa moneta leggera si svalutasse in tasca, e soprattutto prima che arrivasse l’Euro pesante e monolite.

Erano gli anni dell’industrializzazione che “rubava” le braccia all’agricoltura. Dario Gatti, ottimo interprete del sindaco Marsili, cita la Sims; mentre l’olivicoltore Dante Pasquini (ben interpretato da Mauro Ottaviano) se la prende con la “Boeri-Boring, o come accidenti la si chiama, che toglie i giovani dai campi” (il riferimento è ovviamente alla multinazionale Boehringer Ingelheim, che in quegli anni aveva aperto a Prulli il suo stabilimento italiano). Proprio da lì, racconta il film, nacque l’idea della “Mostra dell’Olio d’Oliva extravergine di Reggello”, che ancora resiste, nonostante le gelate, la crisi ed anche il Covid.

Insomma, il film è una piacevole retrospettiva economico-politica, che Bonciani condisce e alleggerisce con episodi gustosi che richiamano a volte la dissacrante ironia dei vari “Amici miei” di Monicelli, oppure la nostalgia dei “Vitelloni” di Fellini e Sordi. Imperdibile lo scherzo della “Franchina” che all’epoca imperversava in tutta la Toscana centrale. Una 'zingarata' che in pratica consisteva nel convincere il malcapitato a provare una facile avventura erotica con l’inesistente “Franchina”, al cui posto si materializzava immancabilmente l’ipotetico fratello pazzo, più o meno fintamente armato, che spengeva gli ardori del giovanotto, costringendolo ad una fuga precipitosa, tra le risate dei perfidi astanti, nascosti tra i cespugli a gustarsi la scena, e anche i pasticcini che dovevano servire ad omaggiare la presunta, disponibilissima, Franchina.

Poi c'è l’assessore sempliciotto che vuole andare a chiedere i soldi per lo stadio “al signor Coni” o che si preoccupa ingenuamente di non consegnare le borse di studio agli studenti meritevoli “senza prima metterci dentro qualche lapis, o qualche biro”. C’è soprattutto l’assessore sciupafemmine, sempre a caccia di donne, che invita la brasiliana – fin troppo ansiosa di ottenere la licenza commerciale – a casa sua, in via Pratomagno 30 “E se vieni a casa mia, si fa trentuno!”.

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