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Attualità lunedì 18 ottobre 2021 ore 15:57

Gruccia, assunzioni sbloccate ma niente fondi

L'ospedale di Santa Maria alla Gruccia
L'ospedale di Santa Maria alla Gruccia

All’ospedale entreranno in servizio 4 nuovi medici, il sindaco Chiassai: “Non c’è però traccia di investimenti per il presidio di I livello”



MONTEVARCHI — Novità importanti per l’ospedale della Gruccia per il quale sono state finalmente sbloccate dalla Regione le assunzioni: presto entreranno così in servizio 4 medici. Ma a fronte di questa buona nuova, non si vedono all’orizzonte gli investimenti sperati necessari a rendere realmente di primo livello la struttura sanitaria valdarnese.

Lo sottolinea il sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai. “La nostra determinazione per l’Ospedale della Gruccia ha prodotto gli effetti richiesti – afferma - Finalmente la Regione sblocca l’assunzione di 4 medici dopo mesi di attesa dal concorso svolto in estate e con una carenza di organico in Pronto Soccorso tamponata con l’utilizzo di “specialisti”. Non c’è però traccia di investimenti per il nostro presidio che ha ottenuto dalla Regione il riconoscimento del 1° livello venendo equiparato al San Donato di Arezzo, dove qui verranno impiegati ben 77 milioni di euro in ristrutturazioni, ampliamento dei reparti e riorganizzazione sanitaria”.

Il potenziamento degli ospedali – aggiunge il primo cittadino di Montevarchi - deve riguardare necessariamente anche il nostro territorio che copre un bacino importante di oltre 100mila abitanti dimostrandosi attrattivo per l’area fiorentina. La Gruccia deve ricevere le risorse adeguate per la classificazione di 1° livello, mentre al momento è solo un’etichetta, in realtà considerato sempre un ospedale "minore" privo di investimenti di rilevo per l’ottimizzazione dei reparti, servizi e personale. Malgrado promesse espresse anche in campagna elettorale, la Regione continua ad essere una matrigna per il Valdarno”. 

“Per questo motivo – conclude Chiassai - occorre ritornare il prima possibile ad una gestione sanitaria di livello provinciale più a misura di cittadino, nei centri più grandi come nelle realtà di periferia, senza ingiustificabili differenze sul trattamento delle risorse il cui fallimento è stato testato proprio durante questi due anni di pandemia”.


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