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giovedì 27 giugno 2019

Attualità lunedì 07 gennaio 2019 ore 09:36

I sindaci contro il decreto sicurezza

La posizione di Monica Marini, sindaco di Pontassieve, e dei sindaci di Reggello, Pelago, Rufina, Londa e San Godenzo



PONTASSIEVE — Monica Marini, Presidente dell’Unione di Comuni del Valdarno e della Valdisieve e sindaco di Pontassieve, unitamente ai colleghi sindaci di Reggello, Pelago, Rufina, Londa e San Godenzo, esprimono la loro posizione in merito al decreto sicurezza:

“Nel giorno dell'insediamento come sindaci abbiamo giurato sulla Costituzione della Repubblica, che all'articolo 10 indica senza possibilità di equivoco che ogni straniero che non goda, nel suo paese d'origine, degli stessi diritti e libertà minime garantiti dalla nostra Carta, ha diritto di asilo nel nostro paese  - scrivono i primi cittadini di PontassieveReggello, Pelago, Rufina, Londa e San Godenzo in una nota - L'articolo 10 è forse uno dei più belli della nostra Costituzione, parla di libertà ed inclusione, di accoglienza, valori che sgorgano luminosi dalla rinascita nazionale della Resistenza. Nel garantire ad ogni cittadino del mondo un livello minimo di diritti e sicurezza, la Costituzione dovrebbe fare dell'Italia un faro di civiltà ed un porto sicuro per chiunque non viva sicuro nel proprio paese d'origine. Purtroppo, invece, pare che la storia non ci trovi adeguati alle responsabilità lasciateci da nostri padri. La recente involuzione securista, cavalcando percezioni errate per motivi di mera campagna elettorale, va a limitare il livello di apertura ed inclusività della Repubblica eliminando diritti storicamente presenti nell'ordinamento e, vista l'impossibilità di applicare rimpatri nella maggior parte dei casi, a creare disagio umano e sociale a livello locale, nonché situazioni di illegalità diffusa. Non ultimo, a gravare sui Comuni, ogni anno sempre più abbandonati a se stessi a livello finanziario e gestionale. Come primi cittadini  - prosegue la nota dei sindaci abbiamo il compito di garantire la degna esistenza di ogni residente nel territorio dei nostri comuni, e per questo ci faremo trovare pronti di fronte ad ogni scenario. Fermo restando che crediamo nelle istituzioni democratiche, nel ruolo del Parlamento e degli organi di garanzia costituzionale, unici veri arbitri in merito al giudizio di costituzionalità sul Decreto 113, ci esprimiamo politicamente in modo nettamente contrario ad ogni limitazione o mala interpretazione del dettato costituzionale ed alla negazione dell'accoglienza, e quindi di qualsivoglia progetto di integrazione e inclusione, per le molte persone che non rientreranno nelle poche fattispecie contemplate dalla nuova legge”.



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