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Attualità martedì 29 novembre 2022 ore 15:00

Codice rosa, 25.000 vittime in meno di vent'anni

Alla presentazione dell'intesa sul codice rosa
Alla presentazione dell'intesa sul codice rosa, al centro il presidente Giani

I numeri sono quelli degli accessi in pronto soccorso nel percorso protetto per chi ha subito violenza. Rinnovato il protocollo fra Regione e procure



FIRENZE — Venticinquemila accessi in pronto soccorso nel percorso protetto del codice rosa dedicato alle vittime di violenze e abusi dal 2012 al 2021 e una recrudescenza del fenomeno dopo la fine del lockdown imposto dal Covid: così in Toscana, in una situazione fotografata nel giorno in cui Regione e procure hanno rinnovato il protocollo che le lega dal 2018 sul fronte del codice rosa e che è stato modello e apripista a livello nazionale.

L'obiettivo principale dell'intesa è garantire uniformità di presa in carico su tutto il territorio regionale delle vittime di violenza - donne o bambini, anziani o persone vulnerabili esposte a discriminazione o crimini d'odio - senza però creare ostacoli alle attività forensi. Il documento è frutto di un lavoro triennale, ed è stato presentato oggi 29 Novembre in Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della giunta regionale.

E proprio il presidente della Regione Eugenio Giani ha messo l'accento sull'originalità tutta toscana del percorso protetto, nato nel 2010 come esperienza pilota nella Asl di Grosseto e divenuto progetto regionale nel 2011. Da allora il progetto codice rosa ha fatto scuola a livello nazionale e internazionale, anche con una presentazione a Malta nel Marzo scorso.

"Costituisce qualcosa di unico anche il protocollo che rinnoviamo: due mondi, quello sanitario e quello giuridico-forense, che parlano lo stesso linguaggio. E’ un esempio, ancora una volta, della capacità di lavorare in squadra e condividere le migliori esperienze”, ha sottolineato Giani.

E proprio dall'universo giuridico-forense ha espresso soddisfazione la procuratrice generale facente funzioni presso la Corte di appello di Firenze Luciana Piras: "Senza questa collaborazione che prevede tecnico-sanitario e giuridico insieme - ha sottolineato - noi non saremmo in grado di raggiungere quei risultati che garantiscono non solo l’accoglienza, la tutela e il trattamento sanitario e psicologico delle vittime di violenza ma anche, nella nostra ottica di indagine, la conservazione di quel materiale probatorio che ci servirà per fare i processi e accertare le responsabilità”.

In molti stamani hanno voluto assicurare la loro presenza alla presentazione del nuovo protocollo testimoniandone la valenza. Tra loro l'assessore regionale al diritto alla salute Simone Bezzini e la coordinatrice della Rete regionale Codice Rosa e direttrice del dipartimento “Promozione della salute ed etica della salute” dell’Asl Toscana Sud Est Vittoria Doretti, nel 2021 nominata anche consulente presso la commissione di inchiesta sui femminicidi del Senato della Repubblica.

Il protocollo

Molti fra i reati legati a violenze o abusi su persone fragili sono perseguibili d'ufficio. I sanitari hanno obbligo di referto e di denuncia anche quando operino privatamente. Il protocollo fra Regione e procure illustra tempi e modalità con un unico filo rosso a definire e scandire le azioni: il massimo rispetto della volontà della vittima qualora non si proceda d’ufficio.

Prima della legge nota come 'codice rosso', nei casi di violenza sessuale la donna aveva sei mesi di tempo per presentare denuncia. Successivamente il termine si è allungato ad un anno. Con il protocollo però questo termine è stato esteso ad almeno due anni, con l’obbligo di conservazione da parte delle aziende sanitarie dei referti e di tutto ciò che può costituire prova.

La collaborazione tra Regione, mondo della sanità e procure si esplica nella revisione costante delle procedure giuridico-forensi, nell’analisi delle criticità ed eventi sentinella per migliorare le singole procedure e nel supporto giuridico-forense alla rete regionale del codice rosa. L’obiettivo è favorire il riconoscimento precoce dei casi di violenza all’arrivo in pronto soccorso e fornire una risposta efficace e coordinata da subito. Per questo la formazione, continua, è essenziale.

La revisione del protocollo d’intesa è stata condotta da un gruppo di lavoro coordinato dal procuratore generale, dai procuratori delle singole procure e per l’ambito sanitario dalla responsabile della rete regionale codice rosa, da rappresentanti dell’assessorato, dai referenti del tavolo sulla privacy della Regione Toscana e da esperti della rete.

Codice rosa in numeri

Pandemia e lockdown avevano ridotto gli accessi in pronto soccorso in codice rosa (25.000 dal 2012 al 2021), ma il 2021 ha registrato una ripresa e il ritorno ai livelli pre Covid, quelli del 2019, con 1.918 episodi nel corso dell’anno e un incremento del +14,6% rispetto al 2020.

In particolare sono 1.646 i casi che interessano gli adulti e 272 i minori coinvolti. Tra i grandi, dove le fasce d'età più rappresentate sono quelle tra 40 e 49 anni e tra 18 e 29, svettano gli episodi di violenza su donne: 1.328. Tra i minori hanno subito violenza 156 femmine e 116 maschi, complessivamente per due terzi si tratta di ragazze e ragazzi tra 12 e 17 anni. Le vittime straniere sono 484 tra gli adulti e 78 tra i minori, in media tre su dieci. 

Tra i 1.918 episodi registrati nel 2021 si contano 1.743 casi di maltrattamento, 169 abusi (73 su minori) e 6 casi di stalking.


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Luciana Piras - DICHIARAZIONE
Vittoria Doretti - DICHIARAZIONE
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