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Attualità martedì 04 febbraio 2020 ore 17:28

Massimiliano, “Il Brutto” piace duecento anni dopo

Il manifesto delle iniziative in ricordo di Guerri

Guerri nacque il 6 febbraio 1820 a San Donato in Fronzano. Volontario nelle più importanti battaglie risorgimentali, verrà ricordato con un’iniziativa



REGGELLO — Fu un soldato croato, nel 1848, ad affibbiare a quel prigioniero malconcio che gli stava davanti il nomignolo di “Brutto”, ma da quel giorno il patriota Massimiliano Guerri si portò dietro questo soprannome fino alla morte, avvenuta a Firenze il 20 marzo 1893.

Massimiliano Guerri, carbonaro affiliato alla Giovine Italia e alla massoneria, era nato il 6 febbraio 1820 a San Donato in Fronzano, nel comune di Reggello. Per questo motivo porta il suo nome l’Istituto comprensivo che ha sede nel capoluogo.

Proprio giovedì 6 febbraio, duecento anni dopo la nascita di questo importante personaggio del risorgimento, un apposito progetto ricorderà la sua figura. L’iniziativa “Massimiliano Guerri a 200 anni dalla nascita” sarà presentata alle ore 21 alla biblioteca comunale di Reggello su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Reggello, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Massimiliano Guerri”, il Gruppo della Pieve e il Comitato Valdarnese per i Valori Risorgimentali e studiosi di storia locale, con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze.

La storia di Massimiliano Guerri, detto il Brutto, è per certi versi esemplare: nel 1845 partecipò ai moti insurrezionali di Romagna; dovette poi scappare come esule. Nel 1848 riapparve combattendo volontario a Montanara, dove venne fatto prigioniero.

Appena liberato il patriota reggellese corse in difesa della Repubblica Romana, distinguendosi nello scontro alla Villa del Vascello. Quindi dovette patire ancora l'esilio, finché nel 1860 ebbe il comando della guardia nazionale in Abruzzo.

Nel 1867 Guerri si schierò con i garibaldini nella spedizione conclusa a Mentana.

La sua fu solo passione patriottica e non certo il perseguimento di interessi privati. Come “compenso” della sua intensa attività risorgimentale, dopo l'Unità d’Italia ebbe in cambio un modesto incarico di inserviente nei musei fiorentini.



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