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Cultura giovedì 15 ottobre 2020 ore 14:00

Si è spenta la grande forza di Paola Nepi

L'ultimo libro di Paola Nepi
L'ultimo libro di Paola Nepi (Aska edizioni)

Ci ha lasciato una donna coraggiosa che per tutta la vita ha combattuto la malattia e i pregiudizi. Ci resta la luce dei suoi scritti



MONTEVARCHI — Quanta forza ci può essere in un corpo fragile che lentamente viene mangiato dall’immobilità? Quante parole possono essere gridate al mondo senza voce? Oltre l’immaginabile. Lo sanno coloro che hanno conosciuto e letto Paola Nepi. Una donna coraggiosa che ieri era sera si è arresa alla malattia che ha combattuto tutta la vita così come ha lottato nel nome dei diritti civili contro i pregiudizi e la stupidità che la realtà spesso rivela di sé.

La ricordiamo – fiera, elegantissima e bella – al bar sotto casa, seduta sulla sedia a rotelle da cui poteva ancora alzarsi, ma solo per un po’. A guardare dritto chi passava, gente che si limitava a provare disagio e a vedere solamente un limite in quella carrozzina. Erano altri tempi, l’handicap solo un peso. Anche per chi solo l’osservava. Ricordiamo i suoi interventi, e pure la sua rabbia, per far capire a tutti che anche un disabile doveva poter salire in treno, andare a fare un giro a Firenze. Era un altro tempo quando “barriere architettoniche” era un’espressione ancora da inventare (figuriamoci il loro abbattimento) e nessuno si preoccupava di quanto potesse essere insormontabile il gradino di un marciapiede. E quando finalmente, anni fa, fu installato l’ascensore alla stazione di Montevarchi, ci venne da pensare: chissà cosa direbbe Paola, forse sarebbe contenta. Ma lei non l’avrebbe potuto usare. La malattia si era aggravata fino a bloccarla a letto, chiudendola nella gabbia del suo corpo. Ma la sua mente non è rimasta intrappolata. Ha continuato a pensare, comunicare, trovare parole che tagliano l’anima, a dare vita a una scrittura inarrivabile. Articoli – indimenticabile quello di alcuni anni fa sulle colonne di Repubblica in cui raccontava le mani di medici, infermieri assistenti e badanti che curano e inconsapevolmente vìolano la pelle e il cuore del malato e che preludeva il libro “Le mani addosso” – poesie, racconti fino all’ultima pubblicazione del luglio scorso “Cromosoma 4. Storia di uno sbaglio di natura” presentato un paio di mesi fa "Premio Pieve Saverio Tutino”. Storia personale che si fa impegno sociale per la professionalizzazione delle badanti che assistono a domicilio, per il fine vita e il biotestamento. Paola se ne è andata a 78 anni di un’esistenza complicata ma sempre in prima linea, oltre il confine della fisicità. Di lei resteranno la luce e la lucidità dei suoi scritti.

Molti i messaggi di cordoglio arrivati in queste ore alla famiglia e al marito Richard. Proponiamo qui, quello di Silvia Chiassai sindaco di Montevarchi - città dove è nata e vissuta la scrittrice - e dell’amico di sempre Enzo Brogi.

“Una triste notizia per la città. Ieri sera ci ha lasciato Paola Nepi, donna di straordinaria forza ed energia interiore che per anni ha lottato contro una malattia” scrive su fb Chiassai “che l’aveva costretta a vivere una vita “particolare”, ma lei ha saputo reagire e cogliere gli aspetti migliori di quella vita, concentrandosi sulla scrittura, donandoci fino all’ultimo i suoi libri, unico filo con il mondo esterno, che la renderanno viva tra noi per sempre”.

“Leggo, con il pianto in gola il messaggio di Richard, l'impareggiabile compagno di Paola Nepi” posta Enzo Brogi. “Leggo che quella donna bellissima e impossibile si è liberata da quella gabbia che la conteneva da oltre 13 anni. È entrata, come mi aveva scritto, nella bocca del drago e lo ha fatto, come voleva, con la bocca dolce. Paola, sono certo che il nostro Paradiso oggi sarà radioso nell'accoglierti. Noi molto più poveri. A me mancheranno le cose fatte assieme. Ricordi "le mani addosso". Mancheranno i tuoi messaggi ed anche i tuoi rimproveri per le cose che non andavano come tu pretendevi. Ho subito ripreso il tuo ultimo libro”.



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