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Cronaca mercoledì 07 aprile 2021 ore 15:30

Bimba uccisa, il padre può affrontare il processo

Il pozzo dove il bengalese si gettò dopo l'omicidio della figlia
Il pozzo dove il bengalese si gettò dopo l'omicidio della figlia

Delitto di Levane, l’uomo è stato curato e ora è capace di intendere e volere: il procedimento penale a suo carico potrà essere avviato



LEVANE — Mesi di cure gli hanno ridato la capacità di intendere e volere. È quindi in grado di affrontare il processo. Bilal Napia è ora nelle condizioni di rispondere alle accuse di omicidio della figlioletta e di tentato omicidio del primogenito. 

A distanza di quasi un anno dal delitto che scosse la comunità di Levane e tutto il Valdarno, il quarantenne originario del Bangladesh può essere chiamato alla sbarra per ricordare e spiegare quanto accadde nella sua abitazione la mattina del 21 aprile del 2020. 

Subito dopo il delitto l’uomo restò a lungo in fase confusionale, dette in escandescenze, non aveva percezione di quanto fatto ed era convinto che la bambina fosse ancora vita: una condizione di salute che aveva bloccato il procedimento penale a suo carico. Dopo mesi di cure nella residenza Rems di Empoli (struttura per pazienti autori di reato con infermità mentale) e accertamenti, qualche giorno fa è arrivata sul tavolo del gip (giudice per le indagini preliminari) di Arezzo Fabio Lombardo l’ultima perizia psichiatrica del dottor Massimo Marchi secondo la quale l’accusato risulta adesso cosciente e nelle condizioni di andare a processo. Si attende adesso che venga fissata la data.

Durante le udienze saranno ricordati i passaggi della tragedia che fu commessa in una palazzina della frazione di Montevarchi. Durante un raptus il bengalese – operaio presso una ditta di pulimentatura della zona – colpì la figlia di tre anni e mezzo con un pugnale mentre il figlio dodicenne riuscì a sfuggire alla furia del padre rifugiandosi da alcuni vicini. 

Dopo il delitto – accaduto mentre la moglie del bengalese era fuori a fare la spesa – Bilal Napia si spogliò e si gettò in un pozzo nel giardino dell’abitazione cercando di togliersi la vita. Grazie alla richiesta di aiuto dei vicini, i Carabinieri arrivarono subito sul posto soccorrendo e poi arrestando il quarantenne.

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