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sabato 07 dicembre 2019

Politica martedì 03 dicembre 2019 ore 19:50

Da più di un mese non si trova l’assessore

Ecco tutti i retroscena che hanno impedito finora di individuare la persona in grado di mettere d’accordo le varie anime che compongono la maggioranza



FIGLINE INCISA — «State bboni… se potete!» amava dire Filippo Neri, quello che poi è diventato santo. State buoni se potete, è invece ciò che verosimilmente pensa la sindaca Mugnai, da quando Filippo Neri (non il santo, ma il consigliere comunale) si è messo per conto suo, insieme al gruppo di “Figline Incisa In Comune”; ovvero quella lista che inizialmente sosteneva Daniele Raspini nell’ultima corsa a sindaco. Poi è cambiato tutto: non solo Raspini non è diventato sindaco, non solo Raspini non è andato al ballottaggio, non solo Raspini si è alleato con la sua avversaria dichiarata, ma alla fine Raspini si è anche dimesso da vicesindaco. Facendo arrabbiare molto Filippo Neri e i suoi “aficionados”.

Così Neri e suoi amici si sono messi in proprio, costituendo all’interno del Consiglio Comunale il gruppo “Italia in Comune”, formazione politica che a livello nazionale si ispira all’ex grillino della prim’ora, e ora sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

Il nuovo partito, che da pochi giorni è presente ufficialmente nell’assemblea consiliare di Figline Incisa, ha cominciato subito a menare fendenti a destra e a manca. In primo luogo contro Daniele Raspinil’ex vicesindaco ha disatteso la nostra fiducia e ci ha messo nelle condizioni di dover segnare la differenza”. Poi hanno detto, chiaro e tonto, che da ora in poi non prenderanno più ordini da Raspini e nemmeno dai suoi uomini “è opportuno che si sappia che da parte nostra nessuna scelta potrà essere espressione della volontà di Daniele Raspini, come pervicacemente si è cercato e ancora si cerca di sostenere”.

Infine il nuovo gruppo consiliare - per bocca del coordinatore di Italia in Comune, Alessandro Camiciotti (anche lui ex sostenitore di Raspini e compagno di lista di Neri) – ha inviato un diktat alla sindaca di Figline Incisa, che press’ a poco suona così: cara sindaca Mugnai, se vuoi avere ancora il nostro appoggio il prossimo assessore lo scegliamo noi di Italia in Comune. Nel linguaggio più felpato della politica, la richiesta alla sindaca è stata espressa con questa frase: “Non essendo nostra intenzione provocare squilibri all’interno del consiglio comunale, siamo disponibili a proseguire un proficuo e risolutivo dialogo mirato ad individuare un altro candidato che, comunque, sia espressione della nostra compagine politica”.

Un guaio in più per la povera sindaca, che in questo momento ha già altre gatte da pelare. Infatti l’idea di nominare assessore Filippo Neri oppure Alessandro Camiciotti, ha trovato subito l’opposizione dei componenti dell’altra lista che appoggiava Raspini, e dalla quale Italia in Comune ha preso clamorosamente le distanze. A questo punto Giulia Mugnai ha cercato di risolvere subito la questione facendo un nome terzo: ovvero quello di Massimo Artini. Ma sull’ ex deputato M5S sono arrivati una serie di veti, provenienti da vari schieramenti. Allora è stato fatto il nome di Lorenzo Mini, ma su questo nome è arrivato il “niet” di Neri e di Camiciotti. Proprio per una questione di pesi e contrappesi tra ex liste raspiniane. Infatti Mini faceva parte della lista “Per Raspini Sindaco” la quale, oltre ad avere due consiglieri comunali (Ciucchi e Gabrielli) attualmente ha in quota anche due assessori: il vicesindaco Enrico Buoncompagni e l’assessore Simone Cellai. Così, dopo oltre un mese dalla data ufficiale delle dimissioni di Raspini, resta irrisolto il nodo del nuovo assessore. E più tempo passa e più i rapporti si fanno tesi.



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