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Attualità giovedì 24 giugno 2021 ore 18:00

Il Serristori che vorrei, ecco le proposte Cobas

L'Ospedale Serristori di Figline durante la visita di Giani
Foto di: Paolo Ricci

Dopo il no al piano per l’Ospedale di Figline, dal sindacato arrivano le indicazioni ai sindaci del Valdarno in vista degli incontri Regione e Asl



FIGLINE E INCISA — “Neppure la lezione della pandemia in corso e delle insostenibili liste di attesa è servita in questa parte di territorio ad invertire la logica delle dismissioni, degli smantellamenti, dei tagli ai posti letto, della riduzione di attività, servizi e prestazioni sia ospedaliere che distrettuali”. Questo è quanto premettono Domenico Mangiola, Valentina Fontanelli e Lorenzo Sgherri (Delegati Rsu Cobas - Pubblico impiego della Usl Toscana Centro) che insieme a Andrea Calò (Esecutivo Nazionale Federazione Cobas Pubblico Impiego) hanno sottoscritto un documento di proposta che intende impegnare la Regione Toscana e la Direzione generale della USL Toscana Centro a un vero rilancio e potenziamento dell’ospedale Serristori e dei servizi distrettuali, territoriali e socio sanitari.

La proposta del sindacato di base riguarda l’ambito territoriale del Valdarno Fiorentino che comprende da un punto di vista ambientale e morfologico i comuni di Figline Incisa Valdarno, Reggello e Rignano sull’Arno con una struttura residenziale complessa e articolata socialmente, economicamente e funzionalmente si estende su oltre 273 kmq ( di cui una grossa parte di frazioni e località sono a carattere montano) e con una popolazione che si aggira su oltre 50.000 abitanti con diffusi bisogni socio sanitari a cui vanno ad aggiungersi i grandi flussi turistici nel periodo estivo.

Secondo i Cobas la tanto discussa proposta che arriva dall’Assessorato alla Sanità della Regione Toscana è “fortemente inadeguata” poiché vi prevale ancora “la vecchia logica dei risparmi di spesa, delle compatibilità economiche, del favorire il privato sociale e non, della speculazione sanitaria e delle esternalizzazioni a svantaggio di un sistema universale e solidaristico sul diritto alla salute”.

Il sindacato di base giudica “Pericolosa per i pazienti e inattuabile per la natura del nostro territorio è la proposta di un PPS (punto di primo soccorso) che sostituisca un vero PS H24 e soprattutto l’utilizzo improprio che vorrebbero fare del 118 e del personale che non può essere distolto dalla sua funzione principale dell’emergenza territoriale”.

E allora qual è la proposta dei Cobas? Eccola: “Come sindacato abbiamo chiesto ai Sindaci, sulla base del DM 70/15 per i presidi ospedalieri di aree disagiate anche con un numero di abitanti di riferimento inferiori agli 80.000, di non accettare quel declassamento previsto dalla proposta di modifica del patto territoriale, preludio ad una chiusura definitiva del presidio, ma di proporre alla Regione toscana, un reale investimento sulla struttura ospedaliera vedi ospedale Serristori e sui servizi distrettuali conformemente ai bisogni territoriali del Valdarno fiorentino con risorse economiche e umane stabili e ad essi prioritariamente assegnate. Per coprire realmente il fabbisogno sanitario con una efficace e appropriata assistenza e presa in carico del paziente nei reparti occorre investire sull’ ospedale e riqualificare urgentemente il territorio con unità operative di presidio quali: medicina interna ad alta e bassa complessità, chirurgia generale aperta 7 giorni su 7, chirurgia ambulatoriale ad alta complessità, chirurgia ambulatoriale oculistica per la cura della cataratta e del glaucoma , anestesia, posti letto di Osservazione Breve Intensiva, ortopedia e servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità H24 di radiologia, laboratorio analisi, emoteca”.

“Occorre poi fare funzionare le specialistiche in day service e ambulatoriali – aggiungono i Cobas – come il centro dialisi, pediatria, day service medico e chirurgico per continuità assistenziale tra ospedale e territorio, il day service oncologico, l’endoscopia aperta 6gg su 7gg, la cardiologia, la sala gessi e tutti i servizi specialisti ambulatoriali da attribuire anche ai distretti territoriali oggi in stato di degrado e abbandono: dermatologia, urologia, geriatria, neuro-chirurgia, otorino laringoiatria, fisiatria, fisioterapia funzionale e riabilitativa, diabetologia, psichiatria, consultorio familiare, i cui servizi devono realizzare una vera integrazione ed una stretta collaborazione con i medici di famiglia nella proficua implementazione di una tele-medicina che sia più vicina ai bisogni dei cittadini e ad una umanizzazione delle cure”.

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