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Pratica sportiva e abbandono, focus Federcanottaggio su giovani e genitori
Illustrati i risultati di una ricerca che ha coinvolto le generazioni Alpha e Z

ROMA (ITALPRESS) – Come i giovani e i loro genitori vivono la pratica sportiva e quali sono invece le ragioni che portano all’abbandono. All’Auditorium Casa dello Sport, a Roma nel Palazzo delle Federazioni di viale Tiziano, sono intervenuti il Capo Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio Flavio Siniscalchi, il Direttore Sport Impact di Sport e Salute Rossana Ciuffetti, il consigliere federale e membro di giunta Coni Valentina Rodini, il docente in management aziendale e sportivo Valter Borellini, il segretario generale FIC Giovanni Esposito. Sono le due principali linee che hanno guidato la ricerca condotta dalla Federazione italiana canottaggio e presentata in occasione del convegno “Crescere le nuove generazioni con il Canottaggio”, momento di chiusura del progetto #StudiEremoinFamiglia che con il sostegno del Ministro per lo Sport e i Giovani e di Sport e Salute ha coinvolto oltre seimila giovani, le loro famiglie e i loro insegnanti nella stagione 2025/2026. La ricerca è stata effettuata mediante la somministrazione di 3 questionari, progettati dal dottor Borellini, ai seguenti target: atlete/i di età 8-13 anni (generazione Alpha con 1351 partecipanti), con punti riferiti al perchè e al come viene svolta l’attività sportiva, unitamente al supporto dei genitori, ad atlete/i di età 14-18 anni (generazione Z con 120 partecipanti), con gli stessi elementi oltre a richiedere le eventuali motivazioni per l’abbandono, e ai genitori (generazione X e Y con 206 partecipanti) con item che fanno riferimento al tipo di supporto fornito ai figli e al livello di importanza percepita da loro circa il sostegno fornito. Quello che è emerso è che l’atleta della Generazione Alpha tende a preferire formati di apprendimento visivo, è esperto nell’uso delle nuove tecnologie, è indipendente e individualista, si aspetta che le sue esigenze e preferenze siano prese in considerazione nella partecipazione sportiva. Enfasi sul divertimento e sulla connessione sociale: apprezza il divertimento nello sport e la sua partecipazione è spesso guidata dalla gioia e dalla connessione sociale che fornisce. Per la Generazione Z, atleti di 14-18 anni, resta elevato il livello di motivazione intrinseca legato al divertimento, al rispetto delle regole e alla socializzazione, con un incremento con il passare degli anni della percezione dei benefici derivanti dallo svolgimento dell’attività sportiva. Rimangono invariate anche le percentuali (95%) riferite al valore dell’allenatore per la corretta assimilazione della tecnica. Permane la tendenza ad annoiarsi durante la ripetizione degli esercizi così come il bisogno di autoapprendimento. In riferimento ai genitori, c’è un basso livello di percezione orientata al controllo e alto, invece, per quanto riguarda il sostegno e la promozione delle attività sportive. Per quanto riguarda le percentuali delle cause dell’abbandono, spiccano allenatore (30,08%), riduzione motivazione intrinseca (23,56%) e mancato miglioramento delle proprie abilità (13,03%). Il report esplorativo ha dunque fornito una panoramica chiara e dettagliata relativamente alle dinamiche relazionali, al sostegno e alla percezione del ruolo dei genitori delle atlete e degli atleti coinvolti nelle attività remiere. L’indagine aveva l’obiettivo di offrire spunti concreti ad allenatori e operatori sportivi per ottimizzare la gestione della crescita dei ragazzi. Le reazioni eccessive o impulsive dei genitori rispetto alle prestazioni dei figli/e si collocano infatti prevalentemente tra il livello ‘maì e ‘raramentè, sebbene si riscontrino picchi isolati verso il valore ‘a voltè nella fascia d’età genitoriale tra i 25 e i 29 anni, tra chi possiede la licenza media, tra i genitori di figli più piccoli (8-9 anni). La ‘presenza e il sostegnò durante gli impegni sportivi rimangono stabilmente elevati in tutto il campione, attestandosi tra i parametri ‘a voltè e ‘spessò, senza sensibili differenze di genere o di titolo di studio. Il ‘controllo e monitoraggiò delle attività prettamente sportive si attesta invece tra il ‘raramentè e il ‘a voltè, mostrando tuttavia una controtendenza più marcata e assidua nei genitori più giovani. La presenza di un sostegno orientato alla promozione delle attività sportive del figlio/a e alla sua crescita è stata rilevata nell’autovalutazione (a volte e spesso) con particolare enfasi su una costante ricerca di interazione, ascolto e raccolta di feedback sportivi diretti dai figli. Per quanto concerne la gestione degli stati emotivi dei giovani atleti durante le competizioni, l’intervento genitoriale è frequente (‘a volte/spessò) per entrambi i sessi, accentuandosi nei genitori tra i 30-34 anni e i 40-44 anni. Al contrario, i rapporti con le figure esterne mantengono un profilo di saggia e opportuna distanza e rispetto dei ruoli: le interazioni e i confronti con gli allenatori e con gli altri genitori avvengono solo ‘raramente o a voltè, mentre i contatti diretti con gli ufficiali di gara rimangono opportunamente relegati a una frequenza quasi nulla (‘mai/raramentè). Infine, l’autopercezione del proprio ruolo mostra che i compiti ritenuti in assoluto più importanti e prioritari dai genitori sono quelli di essere presente e coinvolto nelle attività del figlio/a e di conseguenza di fornire un supporto emotivo e di guida comportamentale (‘fornitore di direttivè), ritenuti fondamentali indipendentemente dal genere e dall’età. Con il convegno “Crescere le nuove generazioni con il Canottaggio”, si è così concluso il percorso di #StudiEremoinFamiglia, ideato e realizzato dalla Federcanottaggio con l’obiettivo di promuovere la cultura dello sport e, allo stesso tempo, sviluppare una concreta azione di contrasto del fenomeno del drop out. ‘La nostra Federazione pone la valorizzazione della figura dell’atleta al centro della sua azione insieme all’attività di promozione sportiva – afferma il presidente federale Rossano Galtarossa – Il progetto #StudiEremoinFamiglia è andato in questa direzione consentendoci, grazie al supporto del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e di Sport e Salute, di allargare sensibilmente la pratica remiera al mondo della scuola, di entrare in contatto con le loro famiglie, di consentire ai nostri tecnici di affrontare corsi di formazione. I risultati della ricerca condotta sulle motivazioni della pratica sportiva, con il focus sulle ragioni del drop out, verranno condivisi con tecnici e dirigenti societari con l’obiettivo di rendere sempre più accogliente e stimolante l’ambiente remiero operando così per un futuro migliore nell’ottica della cultura della sostenibilità”.“Siamo felici di aver accompagnato la Federazione Canottaggio in questo nuovo progetto che afferma ancora una volta l’importanza di promuovere l’attività sportiva in ogni sua forma, riaffermando l’importanza dell’inclusione e dell’integrazione, temi sui quali il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, continua, attraverso il Dipartimento per lo Sport, ad investire – afferma Flavio Siniscalchi, Capo del Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Il fenomeno del drop out sportivo è purtroppo ancora particolarmente diffuso tra gli adolescenti e questa iniziativa consente di accrescere la consapevolezza, soprattutto dei più giovani, sull’importanza di praticare una disciplina sportiva in maniera continuativa, al fine di migliorare il proprio benessere psico fisico e, dunque, la qualità della vita di una intera comunità”. “I dati del progetto #StudiEremoinFamiglia ci dimostrano come il canottaggio non sia solo una disciplina sportiva con valori importanti, ma un vero e proprio alleato dei percorsi educativi e familiari – sono le parole di Rossana Ciuffetti, Direttore Sport Impact di Sport e Salute – Sostenere iniziative come questa, per Sport e Salute, significa intervenire concretamente contro il drop out giovanile, offrendo alle nuove generazioni modelli di crescita sani, inclusivi e soprattutto capaci di fare rete con le altre agenzie educative oltre allo sport: in primis le famiglie poi scuole e territorio. La nostra missione è promuovere lo sport sociale come pilastro della società civile e la Federazione Italiana Canottaggio si conferma un partner d’eccellenza in questo percorso”.– foto Canottaggio.org/Luca Pagliaricci –(ITALPRESS).
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