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TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, vicepresidente della Federnuoto Toscana, uomo di sport in generale e piscinaro in particolare. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

Federica Pellegrini, capricci e grande passione

di Franco Bonciani - giovedì 11 agosto 2016 ore 13:16

Non è mai facile diventare campioni, ma l’impresa ancora più difficile è continuare ad esserlo. Soprattutto se sei italiana e sei una bella donna.

Federica ha rischiato di essere ricordata come quella che “poteva fare tanto, però ha buttato al vento le sue migliori occasioni”, una delle tante, insomma. Nel 2004 a 16 anni si qualifica alla finale olimpica dei 200 stile con il miglior tempo, gareggia in corsia quattro. Dal nulla al ruolo di favorita. La ragazzina ha temperamento, nuota la finale, controlla e vince. No, non vince! Nella lontana corsia uno, fuori dalla sua vista, scappa la romena Potec, e la brucia per poco. La romena la lascia indietro di 19 centesimi, vincendo con un tempo che è peggiore di quello nuotato da Federica in semifinale. Perdere una finale così, con un livello non eccelso, brucia parecchio, certi treni non passano due volte. Poi, fra quattro anni, un’eternità nel nuoto, si gareggia a Pechino, ci saranno le cinesi, figurati…

Insomma, ci rimane malino, ma è giovane, bella, ha talento da vendere e temperamento, ci si riprova l’anno dopo a Montreal, ai mondiali.

Nuota fortissimo ai primaverili in Italia, a Montreal non ripete quei tempi, comunque entra in finale e stavolta perde dalla francese Figues per soli 13 centesimi. La prende malissimo, e non lo nasconde. Qualcuno gode (lo sport nazionale è il gufare, diciamocelo) anche perché lei non è che in quel periodo sia proprio simpaticissima, certi atteggiamenti lasciano perplessi. “Federica, i dipendenti della piscina vorrebbero farsi una foto con te…” “Devono parlare con il mio agente!”. Cambierà, eccome se cambierà, come cambiano le persone intelligenti, ma a quei tempi era difficile considerarla una sagoma, ammettiamolo.

Intanto, quella “bella che se la tira e poi alla fine viene beffata” attraversa un periodo di crisi. Fisica, anche, ma soprattutto mentale: si chiude il rapporto col suo primo allenatore, si apre un futuro pieno di nubi. E’ messa in un angolo, quasi un’ex atleta, quando la riprende Alberto Castagnetti, commissario tecnico ma soprattutto allenatore di grande esperienza, sensibilità, carica umana e competenza. Il rapporto sboccia, i frutti non tarderanno ad arrivare. Il primo squillo vero arriva con il record del mondo nei 200 ai mondiali di Melbourne. Durerà poco, glielo toglie subito la rivale (in vasca, e poi di cuore) francese Laure Manadou, in finale arriverà terza, ma la tendenza è invertita: non è più una quasi-ex atleta, la campionessa sta arrivando. Il futuro riprende un altro colore.

Arriva attesissima a Pechino dopo una marcia di avvicinamento sontuosa, dopo una buona batteria nuota in finale un 400 atroce che fa riaffiorare i fantasmi del passato, ma dura poco perché arriva la vittoria, finalmente, nei 200. E’ la più forte, più forte anche delle sue fragilità e le crisi di panico, ed è oro, oro olimpico: anche il ricordo di Atene adesso può diventare più dolce.

L’anno successivo è quello di Roma 2009, quello di casa, doppietta di vittorie e record mondiali nei 200 e nei 400.

In acqua è magnifica, dalle tribune dello Stadio del Nuoto si vede la Cupola di San Pietro, qualche metro più in là c’è la Cappella Sistina, e Federica sembra arrivare direttamente dalle volte dipinte da Michelangelo: secondo me, mai più così bella in acqua.

È sempre una prima, primissima donna, non lega ancora tanto con le compagne. Ed in squadra, in quella squadra, c’è un’altra donna di talento e valore: Alessia Filippi.

Alessia è attesa alla prova della vita in casa propria. E’ romana di Tor Bella Monaca, ha da gareggiare davanti ad amici, parenti, conoscenti. Si scomoda anche il Pupone, Francesco Totti, per venire a vederla nuotare nei 1.500 sl dove Alessia “Pupona” può vincere. E vincerà, infatti, nel tripudio delle tribune strapiene. La Filippi superstar, la Regina di Roma e dei Mondiali, il trionfo all’ombra del Cupolone. Roma caput mundi, Alessia al centro dell’universo.

La capricciosa Pellegrini, in polemica per il costume (non vuole quello ufficiale della Federazione, ha il proprio sponsor tecnico) ha fatto una batteria dimenticabilissima dei 200 sl: le si è rotto il costume e dovrà gareggiare in una anonima corsia nella semifinale che seguirà, di non molto, il trionfo della Filippi, inseguita, festeggiata, osannata.

Gareggia e lo fa a modo suo, stabilisce il nuovo record mondiale: si è ripresa la scena. E’ lei la Regina, guai a chi prova a prenderle il posto. Il mondo del nuoto mondiale e quello italiano danno un guanciotto alla Filippi, la lasciano là, tornano dalla divina. Ero presente, ed ho condiviso emozioni e impressioni con qualche sms scambiato con Gianni Gross, che era il deus ex machina delle gare di nuoto. Ovviamente il contenuto degli sms non è riportabile, soprattutto per quanto ci dicevamo sulla Federica ed il suo essere “birbona”.

Magari sono solo mie congetture (ma qualche conferma mi è arrivata…), resta il fatto che da lì in poi lo straordinario talento di Alessia Filippi non seppe più trovare la fantasia e la determinazione di esprimersi a quei livelli.

Poco tempo dopo Roma 2009 Alberto Castagnetti si opera al cuore, e poco dopo, troppo presto per lui e per il nuoto italiano, ci lascerà, soprattutto lascerà Federica. Il colpo è duro, non sarà facile trovare un tecnico col quale ristabilire lo stesso feeling che la legava ad Alberto, ed il capitolo “tecnico della Pellegrini” terrà banco, parecchio, negli anni a venire. Fra Mondiali di Shangai stravinti, la crisi di Londra 2012 (è finita…) e la finale dei 200 di Rio, una Pellegrini cresciuta come donna, consapevole come atleta, impegnata, seria, caparbia. Ancora grandi risultati, ad europei e mondiali, ed un quarto posto olimpico che lascia sicuramente l’amaro in bocca, ma che merita rispetto.

Vederla in azione a Massarosa, dove partecipa per due anni al Mussi Lombardi Femiano che ospitiamo, mi aiuta a capire come mai una donna, un’atleta di questo valore sia, a distanza di 12 anni (una enormità in tutti gli sport, anni luce nel nuoto) ancora ai vertici mondiali.

Vedo come osserva quando le parla il suo giovane tecnico che la segue oramai da tre anni. Quelli sono occhi di un’atleta che si fida e si affida, di un’atleta umile nella preparazione (e orgogliosa nella gara, ci mancherebbe!) che ha ancora nello sguardo la luce della passione per quello che fa.

La mattina io arrivo prestissimo in piscina, c’è da controllare che tutto sia a posto, non voglio scherzi (tipo acqua verde in vasca, foppeddire). La prima ad arrivare, assieme al suo allenatore e Filippo Magnini, è lei. Che risponde sorridente al saluto, e va a prepararsi: stretching, ginnastica, concentrazione…

Non è più la ragazzina con la puzzetta al naso, quella del “dovete parlare col mio manager”.

Non rifiuta un autografo, o un selfie, ed è felice di farsi la foto col personale della piscina: snocciola una pazienza che io sicuramente non avrei.

Da atleta, con le compagne, ha smesso gli atteggiamenti da diva, non si tira indietro per una staffetta, la vedi nelle foto con gli altri, ad un collegiale o su un podio.

È riuscita a passare, da campionessa, attraverso almeno tre generazioni di nuotatrici, ma soprattutto è sopravvissuta alla grande agli stimoli esterni, quelli che distrarrebbero anche un santo, le mille tentazioni del palcoscenico che una così si prende ogni volta, in maniera naturale, a prescindere.

Una così, al netto delle tante critiche acide sparate da chi è roso dall’invidia e non vede l’ora che inciampi, è un patrimonio importante. Ed un bell’esempio per molti.

Franco Bonciani

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